Argilla e ceramica: quali le differenze?

Argilla e Ceramica, alcuni chiarimenti

 

L’argilla è un tipo di terra con caratteristiche di plasticità e impermeabilità, che si forma nel corso di milioni di anni grazie alla frantumazione e decomposizione di rocce sotto l’azione degli agenti atmosferici.

Esistono due tipi di argille:

  • le argille statiche, formate dalla decomposizione delle rocce nel luogo della loro formazione: sono più pure e meno plastiche (caolini e argille bianche);
  • le argille sedimentarie, che si sono formate attraverso spostamenti, e assumono maggiore plasticità e diversa colorazione a seconda del percorso che hanno fatto per sedimentare, durante il quale hanno incorporato diversi elementi.

I colori più chiari dell’impasto dipendono dalla presenza di caolino: argilla di colore bianco puro, usato come componente di smalti, impasti comuni e porcellana. Il nome deriva da Kao-Ling, catena montuosa dove questo materiale veniva estratto per la produzione della porcellana.
I colori più rossastri dell’argilla dipendono invece dalla presenza di ferro: queste sono le argille più comuni in Italia e vengono tipicamente lavorate in maiolica.

Ceramica è il nome attribuito all’argilla cotta e si distingue, a seconda della composizione e dei trattamenti che subisce durante la lavorazione, in:

  • terracotta: argilla cotta una sola volta, in gergo “biscotto”*;
  • maiolica o faenza: cotta la prima volta a biscotto attorno ai 950°C e in seguito cotta la seconda volta, rivestita con uno smalto trasparente o coprente di tipo stannifero (cioé che contiene stagno) a una ventina di gradi in meno rispetto alla prima cottura;
  • terraglia: argilla di corpo che cuoce in bianco;
  • grés: argilla cuocente ad alta temperatura, 12000-1300°C, di corpo compatto e vetrificato, presenta diverse colorazioni a seconda delle impurità in essa presenti;
  • porcellana: argilla con corpo duro, traslucido, vetrificato e bianco a causa della presenza di caolino, cotta ad alte temperature.

La produzione ceramica, che presuppone la cottura delle opere in forni che raggiungono alte temperature (circa 1000°C), fa parte delle cosiddette “arti del fuoco” e fu per questo generalmente marginalizzata dai contesti urbani per evitare il pericolo di incendi. Spesso, per questo motivo, le zone di produzione ceramica erano attigue alla città ma collocate oltre un fiume dai cui argini si estraeva l’argilla e al contempo la grande massa d’acqua fungeva da frangi-fiamma: esempi sono la città di Firenze, dove le botteghe erano oltre l’Arno o la città di Siviglia, in Spagna, dove il quartiere di ceramisti di Triana è oltre il fiume Guadalquivir.

La ceramica è stata compagna dell’umanità dai tempi più antichi. Plasmata dalle mani e dal corpo in varie forme e utilità, a seconda delle epoche, ha accompagnato i pasti, i rituali e la vita quotidiana di milioni di persone in ogni parte del mondo.

L’opera in ceramica racconta sempre una storia: dei processi naturali e artificiali che hanno costituito l’argilla, delle mani che l’hanno plasmata, del fuoco che l’ha cotta, dei colori che l’hanno ornata, della pelle che l’ha toccata, delle case, dei templi, delle tombe e dei musei che l’hanno accolta.

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NOTE:
*  Il termine “Biscotto” deriva dalla cucina, si riferisce al pan biscotto che veniva cotto due volte oppure cotto a lungo con una lenta variazione di temperatura per togliere tutta l’umidità (il biscotto in ceramica si realizza con questo secondo tipo di cottura).

PER APPROFONDIRE: 

  • “Ceramica viva”, Nino Caruso, Hoepli, 1989
  • “Sette secoli di ceramica a Montelupo – cultura, design e industria in un territorio fiorentino”, Aedo ed., 2004
  • “Il ceramista. Metodi pratici”, Emilio Martinotti, Hoepli, 1957
  • “Il libro del ceramista”, Bernard Leach, Libreria Editrice Fiorentina, 2016
  • “Li tre libri dell’arte del vasaio”, Cipriano Piccolpasso, a cura di Giovanni Conti, All’insegna del Giglio, 1976

TerreChiare è un laboratorio di ceramica e arteterapia: amiamo realizzare ceramiche rituali con il cuore e ideare e condurre esperienze creative.

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