Arteterapia con l’argilla

L’argilla in arteterapia: alcune riflessioni 

Introdurre l’argilla nei laboratori di arteterapia comporta una particolare attenzione, da parte della conduttrice, alla sacralità del materiale e alla sua lunga formazione.

Pur apparendo così “alla mano” e immediata, l’argilla ha infatti un enorme potenziale evocativo, perché si può dire che essa racchiuda dentro di sé, a livello filogenetico, la Storia della Terra  e dell’umanità, così come a livello ontogenetico ricorda il primo contatto con la pelle della mamma, da dove scaturisce la storia di ogni essere umano.
Anne Denner e Liana Malavasi affermano che:

“La creta è tutta da fare, da creare, da mettere in forma e comporta un tipo di “toccare” arcaico, che implica la pelle che nell’embrione fa la sua comparsa prima di qualsiasi altro elemento sensoriale. Con la nascita il bambino sperimenta il rapporto pelle a pelle con la madre attraverso uno scambio tattile continuo, la cui carenza comporta gravi disturbi psichici. Questo materiale introduce il tema della strutturazione della relazione d’oggetto con un sistema di riparazione che avviene attraverso la pelle e il contatto generale del corpo, grazie alle sue qualità tattili: morbidezza, calore e umidità, paragonabili al corpo materno. E’ in genere per ragioni socio-culturali che si comincia spesso l’espressione plastica porgendo un foglio di carta e una matita, allorquando si dovrebbe rispettare la progressione genetica, poiché la manipolazione degli oggetti nello spazio tridimensionale dello sviluppo infantile è anteriore ad una qualsiasi pratica del grafismo a due dimensioni”.

Plasmare l’argilla ricorda a tutti gli effetti una relazione con un Altro da sé, con le sue peculiarità e caratteristiche. Come avviene nella relazione con un’altra persona, mano a mano che si prende confidenza con l’argilla si imparano le sue dinamiche e si possono prevenire i suoi comportamenti: se si bagna scivola e diventa più appiccicosa, se si impasta troppo con le mani si asciuga, le parti più sottili sono più fragili e tendono a seccare prima e rischiano di staccarsi, se si assottiglia molto rischia di bucarsi, “accarezzandola” con poca acqua si può livellare e lisciare la superficie, etc. Inizialmente l’argilla tende a sottomettersi alla volontà della persona che la modella, ma poi la creta si impone con le sue regole, generando un ribaltamento di ruoli che spiazza e conduce ad un maggiore ascolto e comprensione del materiale.

In arteterapia, generalmente l’argilla è vista come un materiale in grado di accogliere e scaricare, che può originare regressione e si presta a facilitare l’elaborazione di emozioni forti come la rabbia. E’ talvolta possibile che inizialmente provochi disagio il fatto che essa “sporca”, ed è quindi ottimale avere con sè dei guanti in lattice e degli strumenti come spatole e mirette da offrire per mediare il contatto diretto con l’argilla, oppure proporre tecniche che ricordano la rassicurante bidimensionalità, come l’incisione su lastre di argilla e il basso rilievo.

In ogni caso, però, la tridimensionalità è la caratteristica fondamentale dell’argilla, alla quale avvicinarsi più o meno gradualmente,  a seconda degli obiettivi e delle peculiarità delle persone coinvolte. Modellare l’argilla porta a riscoprire il mondo dei volumi; Palomba e Rütten scrivono: “non esiste sagoma nella modellazione, bensì pelle tra il dentro e il fuori, una zona vibrante e sensibile che funge da connettore tra il dentro e il fuori”.

L’argilla fresca ha una particolare vitalità, perché contiene acqua che è la fonte della vita. Una delle qualità dell’argilla fresca è la plasticità, che la rende il materiale più duttile e ricettivo, tra quelli usati in arteterapia. Si può dire che, grazie alla sua plasticità,  l’argilla abbia una memoria: questa caratteristica consente infatti, con le dovute cure (umidificare e coprire il manufatto con dei teli di plastica in modo che non prenda aria), di sospendere il lavoro e riprenderlo dove lo si era lasciato.

L’essicazione del manufatto richiede pazienza e cura, l’acqua per evaporare ha bisogno di tempo; l’argilla a contatto con l’aria perde la sua plasticità e diventa più dura, seppur friabile, fragile e ancora solubile in acqua.

La cottura rappresenta un passaggio di stato, una trasformazione chimico-fisica irreversibile.
E’ sempre una sorpresa aprire il forno e vedere il manufatto cotto, trasformato per colore, peso, impermeabilità e sonorità.

Crediamo che offrire la possibilità di poter cuocere la propria opera dia all’esperienza di arteterapia con l’argilla un valore aggiunto, quello di poter assistere alle trasformazioni della materia che risuonano con le evoluzioni interiori.

Ti incuriosisce lavorare su te stesso/a tramite la creatività con l’argilla?

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PER APPROFONDIRE:

  • “Arteterapia: metodologia e ricerca – atelier terapuetici di espressione plastica”, Anne Denner e Liana Malavasi, Ed. del Cerro, 2005
  • “Dalla creta alla cretazione: l’argilla in arteterapia”, Gabriella Trani, Nuova biblioteca di Arti Terapie, 2002
  • “La cura di Sé nella relazione di aiuto”, Tullio Carere-Comes, Lubrina ed., 2011
  • “Trasformazione e forma. Alla scoperta dell’utilizzo dell’argilla in arteterapia”, Pamela Palomba e Axel Rütten, edizioni Cosmopolis, 2012

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