La centratura di sé al Tornio

La Centratura del vaso (e della persona!) durante la lavorazione al tornio

Per migliorare e sviluppare la produzione di vasi a base circolare fu inventato uno strumento apposito, il tornio: un piatto orizzontale sopra un perno verticale rotante, attualmente azionato da un motore elettrico, inizialmente da un pedale, che comparve attorno al 3.000 a.C. in Mesopotamia per poi diffondersi in tutta l’Asia Minore e in Europa.

Nella tecnica di foggiatura al tornio di un vaso, ci sono dei passaggi precisi da seguire.

  1. Innanzitutto, è necessario impastare bene la massa di argilla in modo da togliere eventuali bolle d’aria.
  2. In seguito se ne fa una palla che si depone con decisione sul piatto del tornio. Con un pò d’acqua, si preme con entrambe le mani sulla materia per centrarla sul piatto che ruota velocemente, la massa viene fatta salire e scendere, a formare un cono e un disco, in modo tale da allineare tutte le fibre che compongono l’argilla. La spinta delle mani serve per contrastare la forza centrifuga. La centratura è la chiave della foggiatura: l’argilla deve mantenersi centrata rispetto al tornio rotante per tutto il procedimento, solo così il manufatto avrà la possibilità di formarsi correttamente e mantenere un suo equilibrio.
  3. Si buca poi la massa al centro con uno o più dita, a seconda della quantità di argilla. A questo passaggio il tornio viene fatto girare più lentamente. Questa apertura andrà ad una certa profondità, facendo in modo di lasciare un fondo di argilla sufficientemente spesso per fare da base al vaso.
  4. Una volta aperta, sarà necessario sollevare le pareti della massa di argilla, assottigliandole gradualmente mentre si portano verso l’alto. Prima di spostare le mani verso l’alto, è importante aspettare che il vaso compia un intero giro su se stesso, in modo da esercitare una pressione omogenea su tutta la parete.
  5. Infine, a partire da questo cilindro cavo si potrà modellare la forma desiderata del vaso, realizzando pance concave o convesse, spingendo le pareti verso il centro o verso l’esterno. Si fa poi attenzione al bordo superiore, definendolo con cura.

Una volta terminato, si ferma il piatto del tornio e con un filo apposito si stacca l’opera dal piatto, spostandola su un supporto su cui verrà lasciata asciugare. L’opera potrà essere ritornita, cioè rifinita, a durezza cuoio (quando l’argilla è un pò più asciutta, presentandosi simile al cuoio, generalmente il giorno successivo dopo essere stata delicatamente coperta).

Durante la tornitura, e in particolare nella fase di centratura, tutto il corpo è partecipe: la spinta non arriva solo dalle mani, ma dal busto, il gomito sinistro si appoggia all’addome, gli addominali si tendono e la pressione verso il centro con il braccio e la mano sinistra e il contenimento con quella destra diventano un movimento unico, una danza, appunto. In qualche modo, l’opera trova il suo equilibrio se il corpo, il respiro e la colonna vertebrale riescono a trasmettere la propria centratura all’argilla. Viceversa, la centratura dell’argilla trasmette alla torniante il proprio equilibrio, in un gioco di influenze reciproche.

E’ un esercizio di consapevolezza, un’esperienza di presenza nel momento, di “presenza radicale”, come suggerisce Paulus Berensohn. L’uso del tornio è un’utile pratica per lavorare sulla centratura di sè. Nel libro “Centering”, la ceramista M.C. Richards parla della centratura come di una risorsa spirituale in tempi di conflitto, un’esperienza dell’anima. Come osserva, quando si tocca l’argilla sul tornio in un punto, la ruota gira e si può toccare l’intera circonferenza rimanendo fermi con il dito, modificando la forma dell’intera massa: questa è un’esperienza di interconnessione, di interezza. Si uniscono dualità nell’esperienza al tornio, ad esempio quando le mani toccano simultaneamente l’interno e l’esterno della materia.

Al centro di ogni persona vi è il , la propria essenza. Si dice che una persona è tanto più se stessa quanto più è centrata, ha trovato il proprio centro ed equilibrio, dimora nel proprio centro. Analogamente, durante la foggiatura di un vaso al tornio, la forma esterna dell’argilla è un’estensione del suo centro. Secondo Carere-Comes: “Diventiamo veramente noi stessi quando scopriamo la nostra essenza universale. L’ego non sparisce, deve solo lasciare quel centro che occupa abusivamente. Deve ridimensionarsi”.

Secondo Panikkar, essere nel centro vuol dire essere in una posizione in cui confluiscono l’equidistanza e la partecipazione simultanea a ogni cosa. In questo stato di grazia riusciamo a identificarci con ogni cosa, senza per questo restare intrappolati nel processo di identificazione.
A tale proposito, nella psicosintesi si individuano vari passaggi della scoperta del sé collocato nel proprio centro, ben esemplificati da alcune suggestioni e immagini del libro “Crescere” di Piero Ferrucci:

    La vita e la morte diventano continue trasformazioni di forma, osservabili dal nostro centro; la Richards scrive:
    “Quando siamo al centro, esperiamo la realtà in profondità più che nelle sue parti. Forse può sembrare sciocco portare al centro i poli della nascita e della morte, ma questa è la poesia di cui viviamo”.

    Se vediamo ogni identificazione e disidentificazione come un susseguirsi di nascite e morti, trovare il proprio centro, il sé, risulta fondamentale per dare una continuità ai nostri vissuti e una maggiore libertà nel scegliere come viverli.
    Nel processo della foggiatura al tornio di un vaso, le continue trasformazioni della materia sono possibili grazie alla sua centratura.
    Foggiare al tornio con questa consapevolezza può diventare un’esperienza significativa e rivelatoria.

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    PER APPROFONDIRE:

    • “Ceramica Viva”, Nino Caruso, Hoepli, 1989
    • “Il ceramista. Metodi pratici”, Emilio Martinotti, Hoepli, 1957
    • “Il libro del ceramista”, Bernard Leach, Libreria Editrice Fiorentina, 2016
    • “Li tre libri dell’arte del vasaio”, Cipriano Piccolpasso, a cura di Giovanni Conti, All’insegna del Giglio, 1976
    • “La cura di Sé nella relazione di aiuto”, Tullio Carere-Comes, Lubrina ed., 2011
    • “Centering in pottery, poetry and the person”, M.C.Richards, Wesleyan University Press, 1989
    • “Crescere, teoria e pratica della psicosintesi”, Piero Ferrucci, Astrolabio, 1981
    • Istituto di psicosintesi http://www.psicosintesi.it/

    TerreChiare è un laboratorio di ceramica e arteterapia: amiamo realizzare ceramiche rituali con il cuore e ideare e condurre esperienze creative.

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