Riguardo l’opera d’arte in arteterapia con l’argilla

Riguardo l’opera d’arte in arteterapia con l’argilla
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Ho avuto un incontro molto interessante, stimolante e affettivo con una persona che non vedevo da tanto tempo e con la quale mi mancava molto passare dei momenti di qualità insieme e cioé Claudia Picardi (qui il link del suo blog Alchimie Radicali)
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Parlando con lei è emerso anche il tema dell’attenzione al processo creativo più che all’opera creativa, peculiarità dell’arteterapia.
Io ho notato che nei miei percorsi di arteterapia con l’argilla tendo a spingere un pò i partecipanti a realizzare un’opera che si trasformi grazie alle cotture e acquisisca una forma finita dopo la seconda cottura. Ci siamo chieste: quanto ha senso creare questo testimone, come lo chiama Claudia, questa opera concreta che appunto testimoni l’avvenuto incontro con la propria parte artista? E quanto invece è superfluo avere questo testimone?
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Ebbene, io credo che sia importante avere un testimone, credo sia importante avere un’opera che sia messaggera di un vissuto. E’ come mandare una cartolina alla famiglia o ai propri cari da un posto speciale in cui siamo stati. Mandare la cartolina era come voler condividere un momento e lasciare traccia di quell’esperienza e ricevere la cartolina era molto gratificante perché voleva dire che qualcuno si era ricordato di noi e aveva avuto piacere di condividere con noi un momento del suo viaggio.
Quindi l’opera è come una cartolina che spediamo a noi stessi per raccontarci che è esistito quel momento in cui ci siamo dedicati all’arte, in cui ci siamo dedicati all’espressione di noi tramite la creatività. In questo senso l’opera acquisisce un valore importante e in più nell’arteterapia con l’argilla è proprio grazie alla concretezza dell’opera che si riescono ad apprezzare al meglio tutte le trasformazioni di cui la terra è capace. E’ parte del percorso riuscire a scegliere una forma definitiva alla propria opera e decidere di cuocerla, e quindi di cristallizzare questa lava creatrice in una forma e in seguito è parte del processo creativo decorarla e darle un abito lucido e variopinto e infine tenere tra le mani un oggetto finito, equiparabile agli oggetti di uso comune di cui sono piene le nostre case.
Avere tra le mani la concretezza di un’idea, avere tra le mani la dimostrazione che il sogno può diventare realtà, tenere tra le mani la propria capacità di creare. Avere un oggetto, che può essere di utilità o meno (può avere una utilità più concreta e pratica o una utilità più spirituale ed estetica) e sapere che anche noi possiamo diventare artefici di ciò che ci circonda, dell’ambiente che viviamo.
Dunque la priorità dell’attenzione al processo creativo, che significa meditazione sul momento presente, accoglienza delle sensazioni tattili, olfattive, visive, uditive, gustative e dei pensieri che ci attraversano durante il processo creativo è certamente prioritaria, tuttavia, nel mio sentire, anche la creazione, l’opera d’arte in sé, l’opera creativa in sé ha un suo valore di memoria, di autostima, di bellezza e di limite. Perché avere tra le mani un’opera finita fa sì che se quell’opera aveva come temi delle parti difficili, conflittuali, pesanti di noi, quell’opera possa essere frantumata e restituita alla terra.
Il fatto di riuscire a scegliere una forma per quei contenuti, cuocerli e poi deciderne cosa farne, consente di dare dei confini a quelle parti che spesso temiamo di noi. Dare dei confini significa limitare, contenere, riconoscere e poter lasciare andare. Durante un laboratorio sui demoni creativi, cioè sulle persone e sulle situazioni che hanno represso la nostra creatività per come le abbiamo vissute e interpretate, una donna ha creato un viso di diavolo, ha deciso di cuocerlo e poi ha deciso di decorarlo e di tenerlo per averlo lì, vicino alla sua scrivania, come monito del censore interno e poter guardarlo sorridendogli e ammiccandogli ogni volta che si sarebbe messa a creare. Il censore interno era diventato una maschera buffa esterna: presente ma senza il potere di avere il controllo sulla sua creatività, aveva un posto limitato e contenuto.
L’opera con-creta, dunque, può essere anche questo: il frutto di un presente intenso che può dar forma a parti di sé anche passate e che lancia messaggi nel futuro.
La conservazione delle opere è poi un fatto personale. Un’opera è un po’ come un vestito. A volte quando apriamo l’armadio per fare il cambio di stagione notiamo che ci sono dei vestiti che non sentiamo più nostri e decidiamo di rimetterli in circolo donandoli o vendendoli. Le opere sono un po’ così: possono accompagnarci per un periodo e poi possiamo decidere di donarle, di romperle o di venderle.
In particolare, la terracotta può essere rifrantumata e lasciata in natura senza che essa inquini e ritornare così nel ciclo della vita, oppure può essere smaltita in discarica nei materiali inerti. A volte ci sono delle ceramiche che resistono per una vita intera, e io credo che regalare a dei bambini e a delle persone questa opportunità di giocare, di scegliere tra permanenza e impermanenza, fragilità, bellezza, sia un dono prezioso. Inoltre tutto ciò che è fatto in ceramica è di per sé fragile. In realtà è un materiale molto delicato se urtato ma è molto resistente alla compressione. Molti di noi essere umani abbiamo simili caratteristiche. “Maneggiami con cura”, diceva Mariangela Gualtieri in una delle sue poesie: “Sii dolce con me, sii gentile“. E noi avendo a che fare con le nostre opere in ceramica dobbiamo essere gentili e dolci con queste parti di noi che esse esprimono.
E infine le parole di M.C. Richards (traduzione nostra): “Maestri di noi stessi, ci domandiamo ancora e ancora: Come voglio che (quest’opera) appaia? E ciò che intendiamo dire é: Cosa voglio portare alla luce nel mondo? In me stessa? Le nostre ceramiche portano i nostri spiriti nel mondo. Noi poi dovremmo, secondo me, lasciarli crescere come fiori selvatici, in tutte le loro varietà. Ma nei nostri giardini dovremmo incoraggiare quelli che portano nelle nostre vite l’influenza che desideriamo”.

TerreChiare è un laboratorio di ceramica e arteterapia: amiamo realizzare ceramiche rituali con il cuore e ideare e condurre esperienze creative.

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